L’Estranea, un film di Paolo Strippoli
La vita spesso non è che una concatenazione di eventi, un intreccio di destini opposti. L’onda delle nostre scelte volute o subite che siano, segue una strada tutta sua fino ad infrangersi non si sa dove e non si sa come e a deviare in qualche modo, anche se involontariamente, anche se in maniera impercettibile, il corso di altri destini. Ma, di solito e per fortuna, le conseguenze, sulle vite sconosciute, delle nostre decisioni, ci sfuggono, non ci è dato saperle, altrimenti ogni scelta equivarrebbe ad una sentenza. Ma cosa succederebbe invece se ci rendessimo conto di aver condannato alla sofferenza qualcuno per alleviarla a qualcun’altra? Soprattutto se entrambi appartenessero alla nostra sfera affettiva?
È intorno a questa provocazione che gira il film, una provocazione che prenderà la forma di un patto faustiano con il Diavolo, una superlativa Valeria Bruni Tedeschi. Sarà lei a menare le danze, intrappolando Anna nelle sabbie mobili di un gioco al rialzo che si rivelerà foriero di conseguenze drammatiche. Un confronto, quello tra Anna e l’Estranea, che si fa metafora di quello tra la sofferenza umana ed il cinismo del destino, della vita che ci illudiamo di poter governare.
Roma 2026
“Tutto quello che credi di sapere sulla nostra famiglia, è una bugia..” Anna si presenta così in casa della figlia trentenne, Alice, per confessarle una verità (?) sconvolgente, una storia che inizia a Bari nel 1999 nella sontuosa villa Colonna, con la famiglia riunita per festeggiare l’ultimo ferragosto del millennio. Una famiglia apparentemente di successo, grazie alla sartoria di famiglia diventata un punto di riferimento per l’alta società barese, ma che, nei genitori, (Adriano Giannini e Jasmine Trinca, entrambi bravissimi) , appare fin da subito come fuori posto, nel tentativo estenuante di apparire consoni e all’altezza dello status sfoggiato. Un drammatico incidente e la tendenza parossistica della madre a tenere tutto sotto controllo, come se tutto dipendesse da lei, faranno da detonatore di eventi concatenati e dagli sviluppi inaspettati, fino all’ epilogo finale.
Il film ci mette di fronte, come fosse uno specchio, alla presunzione umana di tenere tutto sotto controllo, di poter influenzare, con ogni mezzo, il nostro destino. E lo fa, provocandoci con la nostre paure più grandi, quella della sofferenza fisica e dell’esclusione sociale. Un thriller familiare con una calibrata dose di sfumature horror in grado di contribuire alla giusta tensione e drammaticità della storia, sottolineata da efficacissimi effetti sonori. Una satira crudele contro la paura della morte e l’ inutile attaccamento alla vita, per ricordarci che In fondo stiamo come quelle foglie d’autunno sugli alberi..