Quello che possiamo sapere – un romanzo di Ian McEwan

Quello che possiamo sapere – un romanzo di Ian McEwan

Maggio 5, 2026 1 Di beppe orlando

Quel “possiamo” del titolo racchiude  implicitamente l’ammissione di un limite. L’accettazione  che la Storia non sia la verità assoluta ma solo una sapiente, faticosa e verosimile ricostruzione del passato. Un gigantesco puzzle da comporre con le tracce lasciate e da riempire dove mancano e che rende lo  storico, nel suo tentativo di far luce sul passato, non molto dissimile da  un investigatore.

Gran Bretagna 2119

L’ Europa così come gran parte della terra, è diventata un continente irriconoscibile, in gran parte sommerso a causa del “Grande Disastro” e della conseguente inondazione che ha fatto sparire grandi capitali europee, oltre a dimezzare la popolazione mondiale e ridurre la  Gran Bretagna  ad un arcipelago. Thomas Metcalfe, docente di Letteratura Inglese presso l’University of South Downs è da tempo in cerca di un poema misterioso, la “Corona per Vivien” del famoso poeta, Francis Blundy, vissuto tra il ventesimo ed il ventunesimo secolo. Una poesia dall’ ardita costruzione metrica che risulta essere stata scritta e letta nel 2014, durante un apposito reading tenuto nel Casale di proprietà del poeta e   organizzato in occasione del compleanno della moglie Vivien. La “ Corona”,   però, esiste solo nelle testimonianze dell’epoca ed è diventata un simbolo di ciò che si è perduto per sempre senza mai essere stata pubblicata e l’unica copia , letta quella sera, risulta introvabile.

Prove della sua esistenza così come dell’armonia della struttura e dei rimandi allegorici ad un  mondo ideale che hanno contribuito ad elevarla a simbolo nostalgico  di un era ritenuta irripetibile, sono conservate negli archivi della biblioteca Bodleiana trasferita da Oxford, prima che venisse sommersa dalle acque, in Snowdonia nel nord del Galles. Infinite ‘testimonianze” di un’epoca passata, ricca di tracce “digitali” abbandonate nello spazio globale della rete, sono messe a disposizione di chi come il nostro protagonista, con l’animo del sopravvissuto, non riesce a sottrarsi al fascino di un’ epoca che seppur relativamente vicina, risulta così lontana, per stili di vita, creatività, fonti del sapere, vastità di spazi disponibili e libertà di scelta anche di sbagliare.

Thomas appena può torna alla Bodleiana in Snowdonia  per risolvere l’ enigma della scomparsa della “Corona”. Come un fine investigatore, riunendo tutti i fili delle testimonianze rilasciate in rete dai partecipanti al reading,  riesce a ricostruire con precisione quasi assoluta gli avvenimenti di quella serata di ottobre del 2014, quando veniva nominata in rete, per la prima volta, una poesia composta da quindici sonetti disposti in una sequenza detta a corona, un’impresa ardua anche per il più ardito dei poeti. Le testimonianze, però, si fanno confuse all’inizio del reading, dopodiché una sorta di sipario sembra calare sulla serata e sul destino di una poesia scritta a mano su di una  pergamena e che avrebbe dovuto consacrare Blundy come poeta del secolo. Perché la Corona non è mai stata pubblicata dal poeta o resa pubblica dalla moglie? E dove è stata conservata sempre che non sia andata distrutta? Quale mistero si cela dietro il silenzio sulla sorte del poema?

Sarà il caso, sotto forma di una sequenza numerica, quando ormai era sul punto di rinunciare alle ricerche, a dare una mano al nostro protagonista che per risolvere l’enigma sarà costretto ad intraprendere un viaggio alla ricerca del suo personalissimo “Graal”. Un Graal che si rivelerà però assai distante da quello agognato anche se riuscirà a svelare l’arcano non solo del destino di un’opera ma anche della sua genesi, pensata si come dono ma che nasconde , invece, proprio nella perfezione della struttura e nei fini simbolismi che richiamano l’amore e la bellezza, l’efferatezza di un crimine e la richiesta di un perdono difficile da ottenere.

Un libro davvero interessante anche per la sua doppia voce narrante: la prima , venata di nostalgia ad assemblare un mondo ipotetico e irripetibile, raccogliendo tracce documentali e aggiungendo congetture, la seconda, a svelarne le verità, comprese quelle di una serata e dei suoi protagonisti, portatori delle stesse profonde contraddizioni della società che, plasticamente, lì riuniti, rappresentavano. Un racconto che ci parla non solo della fatica della Storia, imperfetta come tutte le imprese umane, ma anche del delicato rapporto tra l’artista e la sua opera, richiamando cosí un tema attualissimo: É giusto estendere il giudizio morale sull’artista anche all’arte da lui prodotta? L’opera artistica non dovrebbe essere giudicata solo per quello che rappresenta e come lo rappresenta? Non rispettare l’autonomia dell’opera, la sua neutralità non è come tradire il concetto stesso di arte? Il rispetto per l’indipendenza dell’Arte non è poi così dissimile da quello dello storico per la ricostruzione del passato. Così come la Storia non può rispondere ad interessi diversi dal rispetto dei fatti ed in loro assenza, dalla ricerca del plausibile, così l’Arte risponde solo a se stessa senza assolvere a compiti non suoi.