Il Male a colori ed il Secolo Ambiguo

Il Male a colori ed il Secolo Ambiguo

Agosto 14, 2026 0 Di beppe orlando

Il Male  è  male  , non ci dovrebbero essere dubbi né interpretazioni differenti. Ma mentre quello in bianco e nero del Novecento aveva  i contorni netti, inequivocabili, perché come tale veniva percepito dall’ estesa porzione di  mondo  che lo subiva e combatteva, differentemente quello a colori del XXI secolo beneficia di sacche di distinguo se non di approvazione. Perchè?  É il Male che ha subito una metamorfosi o a subirla è stata l’Umanità  o entrambe le cose?

Il secolo scorso ha sì dischiuso le porte dell’ Inferno, ma almeno ci ha “regalato” l’illusione, forse un po’  romantica,  di poterlo contrastare,  opponendogli la forza del Bene, perché seppur  c’è stata qualche ambiguità nell’uscire da quell’Inferno , non ce n’è stata assolutamente alcuna nel giudicarlo, mentre restava solo il Male a  giustificare  se stesso.  Oggi, invece, nonostante le democrazie siano nate proprio sulle ceneri di due conflitti mondiali, il Male  ne è diventato un attore politico a tutti gli effetti e come tale,  titolato a rappresentare  una porzione di interessi e ad occupare  le Istituzioni nate   per garantire il Diritto. Il Male che si impossessa (svilendoli, e cambiandone la natura), degli strumenti nati, al contrario,  per arginarlo. Qual’è stato il “cavallo di Troia” che ha consentito la resa?

Le cause sono diverse  ma possono essere ricondotte essenzialmente a due: la Politica, via d’accesso verso il Potere e vera zona franca  e gli interessi contrapposti degli Stati , in un mondo diventato iper e interconnesso. Mentre il Male diventa opzione politica, grazie al fianco non presidiato (proprio per la loro natura) dalle democrazie , e cioè la costruzione del consenso,   la globalizzazione economica,  e dei relativi interessi,  spacca il fronte di chi dovrebbe e potrebbe condannarlo, legittimandone così lo spazio politico, in un circolo vizioso, destinato a cambiare dal di dentro la natura delle democrazie.

La cifra del nostro tempo è l’ambiguità. Un vorrei ma non posso,  che non si limita a condizionare la politica degli Stati volta a difendere i propri interessi, interconnessi e spesso confliggenti, ma che caratterizza anche ampi settori, economici e non, della Società. Un esempio, su tutti, è l’aumento del prezzo dei carburanti,  dovuto ai conflitti in corso, capace di  far passare in second’ordine il numero delle vittime o di incrinare  il sostegno dell’opinione pubblica ad un paese aggredito la cui difesa ad oltranza si traduce in un aumento insostenibile dei costi.

Chi abita la complessità del presente si porta dietro, inevitabilmente, la propria quota di conflitti di interessi. Cittadini multi-roling che, come attori con più parti in commedia , esercitano più “ruoli sociali” , portatori, ognuno, di diritti e richieste tra loro inconciliabili . L’attenzione ai diritti dei lavoratori, per esempio, mentre risulta un obiettivo da perseguire per il cittadino nelle vesti di lavoratore , diventa un fattore negativo per lo stesso cittadino/lavoratore quando questi, assume le vesti di consumatore attento ai prezzi ( vedi il mondo del delivery) e quindi anche ai costi necessari per produrre i beni che sta acquistando, compreso soprattutto quello del lavoro, o quelle di risparmiatore che investe i propri risparmi in azioni di Società le cui quotazioni salgono al tagliare della forza lavoro,  facendo proprio o prestando il fianco ,  a quel punto di vista del datore di lavoro che contrastava invece nelle vesti di lavoratore.

D’altra parte le fondamenta della nostra civiltà sono viziate da una contraddizione ancora più profonda , non più sostenibile nei termini attuali  tra due esigenze che configgono. Il forte miglioramento delle condizioni di vita dell’umanità,  avvenuto nell’ultimo secolo,  è stato possibile solo al prezzo di un  grave  peggioramento dell’equilibrio ambientale che rischiamo di pagare molto caro  e al quale  ora vorremmo porre rimedio senza perdere nulla , però, di quello che abbiamo conquistato.

Ritornando al Male a colori che l’ambiguità del nostro tempo non riesce a condannare in modo univoco, penso e mi chiedo come sarebbe andata la Storia del Novecento se  Hitler  avesse avuto a disposizione i mezzi di comunicazione di oggi o addirittura avesse potuto disporre delle attuali tecnologie capaci di alterare la realtà.

Ma per fortuna il mondo era ancora in bianco e nero.