Di chi è la colpa di Alessandro Piperno

Di chi è la colpa di Alessandro Piperno

Ottobre 23, 2022 0 Di beppe orlando

Recensione di Beppe Orlando

Quanto pesa il passato sulla nostra identità e sulle nostre scelte? Siamo davvero solo il prodotto della storia, senza alcuna responsabilità e liberi quindi dalla colpa per i nostri errori? E’ di fronte a queste e ad altre domande, che ci porta l’autore, e lo fa con una grazia tutta particolare: una scrittura raffinata e fascinosa, uno spartito armonioso fatto di parole e sfumature non prive di ironia che incantano e seducono. Una vera e propria colonna sonora del romanzo e che come tale ne condivide la riuscita. Il protagonista, che si racconta in prima persona, all’inizio della storia è un ragazzino solitario, chiuso in se stesso, figlio unico di due genitori incapaci di nascondere i loro problemi economici e relazionali ma pervicacemente attenti ad occultare il proprio passato. Un incontro fortuito però ed il conseguente invito ad un Pesah, la cena conclusiva della pasqua ebraica, riveleranno improvvisamente al protagonista le nascoste origini della madre e le motivazioni che l’hanno indotta ad allontanarsene oltre a svelargli le magnificenze di un milieu opulento dai forti legami identitari. Un mondo che inizierà così ad esercitare in lui una forte attrazione e che culminerà in un inaspettato viaggio a New York. Immerso nell’epifania di emozioni sconosciute, non può sapere che, di lì a poco, un fatto delittuoso, per il quale si sarebbe sempre sentito responsabile lo avrebbe privato, anche se per motivi diversi, di entrambi i genitori e che quel mondo cosí diverso dal suo lo avrebbe accolto e sedotto definitivamente. Dopo aver subito l’impostura dei genitori che lo avevano privato del legame con il loro passato, toccherà ora al protagonista, non solo di occultare il proprio, ma di falsificarlo addirittura. Saranno anni vissuti pericolosamente volti a costruire un castello di carte, tanto necessario, per allontanare l’angoscia del trauma e gli inevitabili sensi di colpa, quanto fragile come l’impostura. Anni in cui l’infatuazione iniziale verso quel nuovo mondo cosí diverso e che nel tempo gli si rivelerà vuoto ed inconcludente, dedito solo a specchiarsi nella propria privilegiata diversità, lascerà il posto ad un sempre maggior senso di estraneità, fino a quando quel castello di carte dovrà fatalmente fare i conti con il destino. Filo conduttore del libro, quindi, l’elaborazione del passato, l’ordito che insieme alla trama degli affetti familiari danno vita al nostro tessuto identitario. Passato che come la parabola del protagonista ci insegna può diventare una gabbia sia che lo si occulti, sia, al contrario, che lo si elevi a bandiera identitaria, a mito fondativo, cristallizzando in entrambi i casi il presente ed il futuro. Gabbia dalla quale il protagonista cerca di uscire tramite il racconto e la scrittura. Le pagine di questo libro ci affidano alla fine un monito: assegnare alla storia il compito di definirci e liberarci così della responsabilità delle nostre scelte è un errore che può essere gravido di conseguenze. Un ammonimento questo, che, nell’ora in cui, nel cuore dell’Europa, un passato profondamente identitario che si credeva consegnato per sempre alla storia, riemerge diventando revanchismo nazionalistico e aggressione militare, si rivela, purtroppo, inaspettatamente profetico