Povere spiagge

Povere spiagge

Febbraio 28, 2023 0 Di beppe orlando

Povere spiagge italiane, abusate e svendute per quattro soldi. Nella querelle, tutta italiana, circa l’applicazione della Direttiva europea Bolkestein del 2006 e l’assegnazione delle concessioni demaniali tramite gara, che vede fronteggiarsi una corporazione forte di un privilegio scambiato per diritto e la debolezza di uno Stato che quello scambio ha favorito, l’oggetto del contendere si riduce a quello dell’interesse economico, tanto che, se a prevalere, come si spera, sarà l’interesse pubblico, lo stesso si declinerà solo nella, pur necessaria, liberalizzazione delle concessioni e conseguente e tardivo, aumento dei canoni.

I danni a carico della collettività, causati da una politica succube del perverso meccanismo del consenso, sono certamente economici, visto che le casse dello stato a fronte di un giro d’affari stimato da Nomisma in 15 miliardi, ricevono un “misero” canone annuo di circa cento milioni, inferiore all’1%, ma non si esauriscono in questo. Il vero danno, che temo irreversibile, è quello arrecato alle spiagge, intese come bene pubblico. L’aumento del numero delle concessioni autorizzate, le scadenze protratte nel tempo e rinnovate automaticamente, ma soprattutto l’assenza di una legge che ne disciplini l’utilizzo all’interno di una logica di tutela ambientale (attualmente vige il codice della navigazione del 1942….), hanno di fatto realizzato uno scippo dei litorali ad uso e consumo di una lobby, tanto marginale nei numeri( 12mila concessioni) quanto potente nel condizionamento della politica italiana.

Chi è stato in Costa Azzurra, tanto per fare un esempio, avrà toccato con mano il differente rapporto tra spiaggia data in concessione e spiaggia libera. La gestione delle spiagge in Francia, infatti, é caratterizzata da una concreta integrazione fra tutela del litorale e gli interessi pubblici, generali e locali, urbanistici ed ambientali. La legge di riferimento “Loi du littoral” del 3 Gennaio 1986, è stata pensata dal legislatore nazionale  proprio allo scopo di ordinare la varietà di interessi convergenti che gravitano su questa fascia di territorio maggiormente vulnerabile rispetto ai fenomeni urbani e di sfruttamento eccessivo, facendo propri gli obiettivi di conservazione del litorale e delle risorse biologiche ivi presenti.

Nel sistema francese vige un principio generale : l’accesso alle spiagge ed il loro uso devono essere liberi e gratuiti. Questa disposizione prevede, in specie, che l’accesso sia libero salvo che non vi siano giustificati motivi di sicurezza, difesa nazionale o di protezione ambientale che giustifichino limitazioni particolari: l’uso libero e gratuito da parte della collettività costituisce, infatti, la finalità fondamentale delle spiagge così come la loro destinazione alle attività di pesca e maricoltura. Tale criterio è applicato anche alle concessioni di spiaggia, che devono in ogni caso preservare la libera circolazione e uso del litorale da parte del pubblico per un’area di ampiezza significativa lungo tutta la riva del mare. Il rilascio e il rinnovo delle concessioni, la cui durata non può eccedere i dodici anni, sono subordinati allo svolgimento di una inchiesta pubblica e le stesse devono essere accordate, in via prioritaria, ai comuni o ad associazioni di più comuni e, qualora tali soggetti rinuncino al loro diritto di prelazione, a persone giuridiche pubbliche o private previa pubblicità della procedura ed  assegnazione concorrenziale.In tutti i casi, il concessionario è autorizzato ad occupare una parte dello spazio concesso per l’installazione di strutture e lo sfruttamento di attività riconducibili al servizio pubblico balneare. Infatti rispetto alla superficie dell’area demaniale interessata, un minimo dell’80% della lunghezza del litorale e della spiaggia deve rimanere libera da qualunque struttura, equipaggiamento o installazione.

In un paese come l’Italia, invece, dove andare in una spiaggia libera equivale spesso a sistemarsi a ridosso di rigagnoli, in spazi talmente ristretti e così mal esposti, da sentirsi come i passeggeri di terza classe del Titanic, un esponente di primo piano di Forza Italia, ha avuto il coraggio di chiedere che il numero delle concessioni balneari aumenti e qualcun altro l’ardire di mettere in discussione addirittura la natura pubblica delle spiagge.

Si prospetta, forse, l’ennesimo scambio di favori tra (cattiva) politica e lobby ai danni dell’interesse pubblico? Aumento dei canoni e concessioni a gara, in cambio di quel che resta delle spiagge?