Quali mani sulla città

Quali mani sulla città

Luglio 29, 2025 0 Di beppe orlando

C’è un convitato di pietra nel fiume di dibattiti, articoli e servizi giornalistici che fanno da corollario alla rumorosa inchiesta  della magistratura milanese sulla tumultuosa trasformazione urbanistica della città di Milano  e l’imperioso aumento (verso l’alto..)  dei volumi edilizi: la città come luogo delle esperienze umane, come laboratorio dell’influenza dell’ambiente sull’uomo.

Un’omissione che nasconde un quesito, ovvero se “le mani sulla città” ,per citare l’omonimo film di Francesco Rosi del 1963., debbano essere pubbliche nel senso dell’interesse pubblico o private nel senso del business come unico orizzonte. Un non detto , che chiama in causa l’esercizio della politica intesa come “governo dei processi” ed in fondo della democrazia.

Disegnare una città è dare vita ad una comunità, è dare gambe a chi la dovrà (con) vivere, abitare,attraversare, goderne gli spazi materiali e culturali, trarne formazione, cura, sostentamento e ricchezza, intessere relazioni, etc.. Ogni espressione della vita di chi la abita non può che risentire  in maniera determinante da come la città è stata pensata e organizzata, così come il vissuto, in una sorta di processo osmotico, sedimentando nel tempo, si fa tradizione e storia in una stratificazione identitaria capace di rendere  ogni città diversa dall’altra, custode di un patrimonio culturale da tutelare nella sua diversità e in grado di influenzare ogni trasformazione futura.

Date le premesse, è facile comprendere come soprattutto su tutto questo, sul rapporto tra la forma della città e i diritti (della casa in primis) di chi la vive, soprattutto degli esclusi dal banchetto del business: nuovi (gentrificazione) e vecchi (periferie); sull’assenza di un vero e proprio piano urbanistico del terzo millennio che abbracci non solo idealmente i cambiamenti in atto e che non preveda solo cemento, dovrebbe vertere il dibattito pubblico. Certo, per fare questo ci vorrebbe una Politica che facesse il suo mestiere che è quello di governare i processi, che fosse forte per autorevolezza e competenza. Invece, as usually ,assistiamo al solito rimpallo di responsabilità tra maggioranza e opposizione , vera confort-zone della politica. Una messa in scena , dove a farne le spese non è tanto l’accertamento delle responsabilità che spetterebbe alla sola Magistratura, quanto la comprensione e relativa riflessione sui fatti ed i  contesti che li hanno generati o favoriti, senza le quali gli errori di oggi saranno gli stessi di domani, non ultimo l’assenza di una seria disciplina del conflitto di interessi che coinvolga tutti i livelli dell’amministrazione pubblica.

Milano, dunque. Il capoluogo lombardo è da sempre la capitale economica e finanziaria d’Italia, ha un reddito procapite mediamente superiore a quello della Germania e concentra le migliori università e strutture cliniche e di ricerca all’avanguardia. La popolazione, da anni, è in continuo aumento, attirata da un mondo del lavoro vitale e fertile di occasioni, favorito anche da trasformazioni urbanistiche che hanno fatto e fanno di Milano una metropoli dal respiro europeo.

Tutto bene, quindi? Non proprio… Quello che l’inchiesta sembra svelare più ancora di eventuali violazioni della legge, è la subordinazione della politica priva di una strategia urbanistica vera e propria, e prona (per una debolezza che rischia di sconfinare nell’ illecito..) ai desiderata dei grandi gruppi immobiliari. Sono trascorsi sessant’anni dal film di Rosi e dalla speculazione edilizia del dopoguerra ma è ancora il mattone a comandare, con la differenza che oggi da tenere a bada ci sono gli appetiti di gruppi immobiliari che sono multinazionali dediti anche alla raccolta del risparmio (Sgr), con stuoli di studi legali appresso e quindi con una forza di penetrazione e persuasione ben superiore a quella di allora.

In un pianeta a corto di risorse, l’essere umano continua imperterrito a costruire nonostante di suolo da occupare ce ne sia sempre meno ed infatti sfrutta l’altezza: persino i boschi diventano verticali.