After the Hunt – un film di Luca Guadagnino
Nella storia che Guadagnino ambienta a Yale, c’è tutta l’ ambiguità dell’odierna società americana, ed in particolare del mondo liberal, un’ambiguità figlia di una pseudo cultura come quella Woke che, nell’intento di “riparare” le ingiustizie del passato o del presente, miete nuove e differenti vittime. Una storia che non poteva che essere ambientata in un ambiente universitario americano, culla e crogiolo del “politicamente corretto”.
“After the unt, dopo la caccia” è un thriller psicologico che si muove intorno alle conseguenze (da qui il titolo) derivate dalla denuncia di molestie sessuali da parte di una studentessa di colore ai danni di un professore “bianco,etero e cisgender”.Un’accusa deflagrante che produrrà all’interno della comunità universitaria conflitti di genere e di ruolo alimentati da ambizioni e vittimismo, il tutto condito da quel clima di caccia alle streghe che non contempla il dubbio, in una sorta di puritanesimo democratico che, sempre più, sembra caratterizzare il nostro tempo.
Ma il vero conflitto che caratterizza il film non è tanto quello che oppone la supposta vittima al possibile colpevole o tra quest’ultimo e l’Ateneo che si ergerà a giudice, quanto quello interiore della Professoressa, (una perfetta Julia Roberts) sotto la cui ala vivevano protetti, tanto la dottoranda “molestata” che l’assistente prof in carriera e che , combattuta tra la fedeltà al suo assistente e la stima che nutre nei confronti della dottoranda, finirà anch’essa, proprio per questa sua equidistanza, nell’occhio del ciclone.
Nel suo tentativo di non lasciarsi trasportare dai pregiudizi sia in un senso (difesa della studentessa in quanto tale, donna e di colore) che nell’altro (maschio bianco, in posizione di forza e per questo colpevole di default) appare destinata, fin dall’inizio, alla sconfitta in un mondo che chiede solo di schierarsi. Un mondo dove tutto è bianco o è nero, e il dubbio e le sfumature non solo non sono ammesse ma ti fanno apparire altrettanto colpevole.
After the Unt è un’istantanea tanto amara quanto efficace del nostro tempo infelice e impaurito. Una fotografia perfettamente riuscita nel descrivere la paralisi del pensiero, un cul de sac, dove il coraggio delle idee è sostituito dal timore dell’opinione pubblica e nel rendere così plastica la vacuità e l’autoreferenzialità del mondo accademico americano, le cui dispute culturali fini a se stesse appaiono come il tentativo, mal riuscito, di celare le forti ambizioni di carriera. Un quadro del mondo culturale democratico americano che ci aiuta a comprendere uno dei motivi della deriva “trumpiana”.