Il fine vita e una legge pericolosa
Da una parte la “sacralità della vita”, la sua “intoccabilità”, uno dei principi non negoziabili del cattolicesimo, dall’altra l’ “umanesimo della vita”, dove al centro c’è l’uomo inteso come realizzazione di sè. Ma la sacralità della vita sottende anche a quella della sua fine con il dolore che assurge ad esperienza salvifica, mentre la visione umanista e laica che ritiene inviolabile il diritto all’autodeterminazione così come quello di una vita dignitosa si pone il problema che anche la fine lo sia, anticipandola se ridotta a pura sofferenza senza speranza.
Due visioni opposte che la Destra al governo, “costretta” ad elaborare un progetto di legge che recepisca le sentenze della Corte Costituzionale che legalizzano, seppur in determinate condizioni, il suicidio medicalmente assistito, cerca di far convivere, ovviamente a scapito della fruibilità del diritto. Un diritto reso più difficile da esercitare in nome della “sacralità della vita”. Un principio, questo, che appartiene ad una dimensione metafisica e che mentre ha titolo ad albergare nell’animo dei credenti non ne ha alcuno a farsi legge in uno Stato, la cui Costituzione, invece, colloca la vita tra i diritti inviolabili assegnandone la qualità all’autodeterminazione, inviolabile anch’essa, dell’essere umano.
Che la Destra nel rapporto con i valori “cristiani” prediliga la forma e l’estetica del dogma, più facili da sbandierare in chiave politica (identitaria), alla sostanza (uguaglianza,solidarietà e pietas) che richiederebbe invece una prassi politica ben diversa, non è certo una novità, ma il fatto che questa visione permei ed indirizzi una legge richiesta dalla Corte Costituzionale rappresenta un salto (grave) di “qualità” nella demolizione dello “Stato di Diritto” che è tale solo se in grado di garantire i diritti sanciti dalla Carta che nasce liberale e laica e che quando protegge la libertà (non l’obbligo) di religione, stabilisce proprio il primato della laicità.
Da una prima stesura presentata nel 2022 dalle attuali forze di opposizione col titolo: “Disposizioni in materia di morte volontaria medicalmente assistita” a quella finale elaborata dalla commissione parlamentare a maggioranza di centro destra, modificata anche nel titolo : “Modifica all’articolo 580 del codice penale e ulteriori disposizioni esecutive della sentenza n. 242 della Corte costituzionale del 22 novembre 2019” il cambiamento del paradigma è tanto netto quanto non in linea con le richieste della Corte, risultando confuso e addirittura a rischio di incostituzionalità. Da un testo che, raccogliendo lo spirito delle istanze della Corte, legalizza un comportamento ad un testo che ne stabilisce invece l’illiceità, limitandosi a prevederne l’impunibilità (non potendo farne a meno..) nei casi previsti dalla Corte. Un vero e proprio ossimoro legislativo: illegale ma non punibile…
La legge nasce evidentemente con lo scopo specifico di rendere il più difficile possibile (visto che non lo può vietare..) il ricorso al suicidio medicalmente assistito, come peraltro si può intuire dal titolo dell’articolo.1 che fa da premessa programmatica a tutto l’impianto: “inviolabilità e indisponibilità del diritto alla vita” e lo fa complicando ogni punto richiamato dalle sentenze: dalla riformulazione di una delle condizioni previste dalla sentenza per accedere al diritto con l’intento di restringere il ventaglio dei casi, all’esclusione del Sistema Sanitario Nazionale sia nella copertura degli oneri, che nell’interfaccia con i richiedenti, configurando quindi una “privatizzazione” del diritto e realizzando un’evidente discriminazione tra chi ha o non ha i mezzi economici necessari per procedere; dalla dilatazione dei tempi entro i quali la commissione (di nomina governativa…) deve dichiarare l’ammissibilità o meno della richiesta. all’obbligatorietà di un percorso di cure palliative che sia precedente alla richiesta, cure che ad oggi non tutte le regioni o comuni sono in grado di garantire.
A conferma del voluto stravolgimento delle istanze della Consulta, operato dal Parlamento, nonché dell’approccio assolutista e teocratico della Destra nel pensare la legge, ecco la trascrizione dell’intervento in Commissione della senatrice Gelmini a commento del testo in approvazione: “Il tema peraltro non va politicizzato in senso ideologico- partitico ma va affrontato sul piano delle convinzioni, anche di carattere religioso, che connotano più in generale i principi relativi al diritto alla vita. Da cattolica ritiene fermamente che il diritto alla vita non rientri fra i diritti disponibili. Ritiene pertanto che i principi introdotti con l’articolo 1 siano indispensabili a chiarire che con il provvedimento in esame non si intende in alcun modo liberalizzare né l’eutanasia né il suicidio assistito. Dichiara conseguentemente di apprezzare il carattere restrittivo del testo, che è rispettoso dei valori fondamentali in cui vi è anche un’implicazione religiosa: questo testo difende, conserva, e prova a preservare la vocazione del Servizio sanitario nazionale a difendere la vita. Giudica dunque condivisibile che il testo escluda l’obbligo di intervenire del Servizio sanitario nazionale nel procedimento di morte assistita..”
Più chiaro di così….
Caro Beppe come sempre complimenti per come presenti tutti i temi..
Di fatto hai già detto tutto e condivido tutte le tue perplessità..Il tema è complesso e va fatto innanzitutto un apprezzamento per Marco Cappato che da parecchi anni porta avanti il tema di fine vita tra denunce processi e relative
assoluzioni.Senza di lui il tema sarebbe messo in un angolo e quindi un plauso al suo coraggio.
L’interpretazione restrittiva dell’attuale governo sul tema ma soprattutto
l’aggiramento delle indicazioni della Corte Costituzionale sono inquietanti .E deploro anche uno scarso spazio dato dai mezzi di informazione.Ormai i tg nazionali sono una sorta di megafono del governo di turno dove tutto va per il meglio l’economia è in salute,i dati sulla disoccupazione in calo, con i valori “cristiani” sempre messi in evidenza e con le decantate politiche verso la famiglia.Certo ,come dici tu, c’è bisogno di connotare un’identità” forte “mettendo in risalto la difesa dei valori tradizionali e in questo caso la messa in discussione del principio della libera scelta sul fine vita.Accettare di recepire il messaggio della Corte di fatto aprirebbe una crepa che potrebbe essere oggetto di contestazione.
Prima si decideva di non decidere perché il tema era complesso e si scontrava con molte resistenze ma poi dopo la pronuncia della Corte si sperava in una posizione chiara soprattutto a livello normativo.E invece siamo andati indietro..Un plauso alla regione Toscana che ha avuto il coraggio di rompere una breccia.E soprattutto di riparlarne perché era un tema messo in un angolo per la stragrande maggioranza degli italiani.
Hai fatto bene a ricordare quanto merito ha Cappato nel portare costantemente e con garbo all’attenzione dell’opinione pubblica le tematiche etiche che peraltro non credo siano così divisive nell’elettorato..
Grazie per il commento