Il mio nome è Rosso di Orhan Pamuk
Il mio nome è Rosso di Orhan Pamuk Istanbul, 1591
Un misterioso libro commissionato dal Sultano, l’assassinio di uno dei quattro miniaturisti e del loro Maestro e la caccia al colpevole che è da ricercarsi nell’ambiente del laboratorio di miniatura.
Un plot che ricorda “Il nome della rosa” e che diventa in realtà il pretesto per raccontarci del conflitto tra Oriente ed Occidente, tra due diverse concezioni dell’arte della pittura influenzate da due diverse visioni religiose: l’Islam ed il Cristianesimo. Il tutto sullo sfondo di una Istanbul piena di contraddizioni e cerniera tra i due mondi.
Ma il romanzo è soprattutto la descrizione meticolosa dell’arte della miniatura del mondo islamico ed orientale, delle fatiche e delle crisi identitarie dei miniaturisti combattuti tra il rispetto della tradizione millenaria ed il fascino inconfessabile esercitato dalle influenze della scuola di pittura occidentale i cui soggetti appaiono vivi e reali e ritenuta blasfema nella concezione islamica dove invece il disegno non deve riprodurre il vero ma rappresentare metaforicamente il significato del mondo.
Interessante a proposito l’apparente contraddizione tra la profondità della prospettiva che porta ad un’immagine perfetta ma fine a se stessa dei ritratti veneziani ed i disegni dei miniaturisti privi di “realtà” ma profondi nel significato attribuito ad ognuno di essi.
La storia ci viene raccontata in prima persona con la voce narrante che muta ad ogni capitolo raccontato di volta in volta da un protagonista della storia e del libro: L’assassino (senza nome) e le vittime; i miniaturisti: Oliva, Raffinato, Cicogna e Farfalla; i Maestri Osman e Zio Effendi; i due innamorati: Nero e Sekure il cui matrimonio dipende dalla soluzione dei misteriosi assassinii ed infine alcuni dei protagonisti del disegno commissionato dal Sultano: Il cavallo, il cane , la morte e Satana.
Un espediente grazie al quale la lettura si trasforma in una coinvolgente esperienza tridimensionale che diventa anche ascolto e rappresentazione figurata simile alla miniatura in una sorta di meta-narrazione a soggetto assolutamente efficace dove anche ciò che sembra superfluo aiuta il lettore a comprendere l’esito finale.
Un libro che apre ad un mondo sconosciuto ai più e che ci parla anche dell’arte e della conoscenza in genere e di quanto possa essere fertile anche se rischiosa e foriera di paure la contaminazione delle culture