La Grazia – un film di Paolo Sorrentino
Il rischio che si corre sempre davanti ai film di Sorrentino, è che la ricerca dell’estetica, spinta all’eccesso , possa risultare fine a se stessa, oscurando tutto il resto. Ma a differenza di Parthenope, per esempio, dove il simbolismo era onnipresente, tracimando a volte nel didascalico , nell’ultima fatica del regista napoletano , anche grazie alla superlativa performance di Servillo, nei panni del Presidente della Repubblica, il rischio è scongiurato. Non che manchino anche qui alcune “rappresentazioni” non asservite al racconto, che hanno più il sapore della firma che altro (il papa nero, il cane robot…) , ma queste sono sovrastate dal messaggio umano ed etico incarnati alla perfezione nella figura di Mariano De Santis.
La responsabilità è grigia e granitica(come il soprannome affibbiatogli, cemento armato), financo noiosa ed il potere, quando esercitato non al proprio servizio, logora per davvero. Il Presidente De Santis è quasi al termine del mandato, ma prima deve sciogliere due nodi: quale istanza di grazia accogliere e se firmare o meno la legge sull’eutanasia. “Di chi sono i nostri giorni?” si chiedono De Santis e la figlia “consigliera” . Una domanda che è già un’assunzione di responsabilità , un invito a calarsi (il Potere) nella vita reale e che tradisce la scelta di una postura laica, non confessionale, democratica nel vero senso del termine.
De Santis incarna la solitudine del Potere (da qui la sensazione di lentezza, solo apparente), quasi un tempo sospeso ,così necessario e così assente ai giorni nostri, il tempo per la ponderazione di scelte cruciali che incidono nella vita delle persone. Ma il Presidente è anche un uomo che l’esercizio de potere non ha cambiato, anzi. Un uomo tormentato dal vuoto dovuto alla perdita della moglie, il cui ricordo si intreccia costantemente con una domanda rimasta inevasa e un fine giurista estensore di testi di legge universitari che ha pensato particolarmente corposi proprio per contemplare tutte le possibili eccezioni ma che si trova davanti a dilemmi non sempre codificati. Un uomo di potere che si tiene in equilibrio, e in salvo, tra la legge e la responsabilità decisionale grazie all’esercizio del dubbio.
Ma “La Grazia” è anche la storia del crepuscolo indolore e lieve, uno stato di grazia appunto, di chi si spoglia del potere senza esserne stato fagocitato, finalmente leggero come l’ astronauta “sorrentiniano” che nel finale del film fluttua libero nell’assenza di gravità.
Sorrentino, che non può non essersi ispirato all’attuale inquilino del Quirinale, in fondo, ci regala una favola per adulti, al tempo stesso speranza e monito, quasi un’ultima occasione, quella di recuperare una politica al servizio dell’uomo, di una politica come missione e come sacrificio. Un’utopia? Si, forse, ma cosa ci costa sognare ogni tanto ?
Grazie! Bel commento in cui mi ritrovo, non avevo colto il messaggio di speranza ma hai proprio ragione, é un film che vorrei rivedere per approfondire.
Grazie Giorgia per il tuo commento. A presto